Transmission #1 è stata un’esperienza unica, tre “presenze volanti” che solo nell’arco della sera del 25 febbraio hanno volato tra gli ospiti negli spazi della galleria.















Drill Down_01 presenta damiano colacito_3 Thoughts
A cura di Stefano Monti e Anais Prebel Nuicci.
nt art gallery
Nuova sede: via Michelino, 33 IT 40127 Bologna
T +39 3316435085 Skype: ntartgallery
info@ntartgallery.com www.ntartgallery.com
Inaugurazione: 18/02/09 alle ore 19.30
Periodo: da mercoledì 18 Febbraio 2009 a domenica 22 Febbraio 2009
Drill Down, alla lettera, significa perforazione del terreno, del suolo, dal verbo to drill: trapanare, perforare, sondare. Questo è ciò che avviene, a livello metaforico, anche nel linguaggio informatico, da cui il titolo della rassegna prende a prestito il termine. La Drill Down Technology è infatti una tecnica che permette la visualizzazione o la ricerca di informazioni gerarchizzate. Ed è seguendo lo stesso principio che la rassegna Drill Down si propone di presentare progetti artistici che meritano di essere fruiti con un grado maggiore di specificità rispetto a quello che le consuete mostre permettono. Si tratta sempre di un’esposizione ristretta di opere che necessitano di essere isolate dal contesto dell’esibizione per poterne evidenziare al meglio le caratteristiche, con un maggior livello di dettaglio, approfondendone la riflessione secondo l’andamento a cascata del Drill Down.
Drill Down_01 inaugura mercoledì 18 febbraio alle ore 19.30 con damiano colacito_3 Thoughts, progetto che prevede l’esposizione di due video e la rappresentazione di un atto performativo di durata variabile.
La ricerca artistica di Damiano Colacito presenta molte e diverse sfaccettature, in grado di rimandarci ad altrettante riflessioni. Numerose sono le domande che istintivamente l’opera di quest’artista ci pone, o meglio ci sottopone, ma costituzionalmente tutte ci conducono al punto cardine, al nodo centrale e formale dell’opera, al concetto stesso di percezione della realtà.
La performance intitolata 90° Minuto raccoglie l’intento didattico dei video, approfondendone sia gli aspetti concettuali che sperimentali. L’ambiente tipico del bar di paese è ricreato e siamo invitati ad assistere sedendoci ad un tavolino, infilandoci le cuffie e osservando la tv. Siamo di fronte ad una partita. Una tipica partita. Di tanto in tanto, casualmente, la sigla della celebre trasmissione “90° minuto” ci riporta all’immaginario calcistico, alle domeniche pomeriggio, alle serate di campionato, all’aggregazione sociale di stampo sportivo.
L’artista, presente ma nascosto, visibile ma non troppo, si mette in gioco a tutti gli effetti. Colacito ci mostra uno spiraglio di realtà duplice e duplicata, in cui la sua persona fisica seduta sulla sua sedia, di fronte al suo pc appoggiato sulla sua scrivania, con indosso le proprie cuffie e propri abiti – il tutto trasportato e ricreato fedelmente in galleria – si metterà a giocare una partita in modalità multiplayer a Battlefield 2142. Questa modalità permette a più persone contemporaneamente di giocare allo stesso videogame nello stesso momento utilizzando diversi terminali collegati fra loro in internet. In questo caso il giocatore non si trova da solo davanti ad una macchina, ma interagisce per mezzo di questa, e della relativa tecnologia, con altri giocatori, fisicamente lontani fra loro e dislocati in luoghi geografici diversi. Come in un gioco di specchi che si riflettono fra loro all’infinito, questo atto performativo è in grado di moltiplicare le realtà percettive per innumerevoli volte. Ogni giocatore si trova fisicamente in un luogo, davanti al suo pc, e contemporaneamente in un altro, nella realtà del gioco. Due mezze presenze per ognuno, due vite simultanee, due realtà interagenti fra loro e con l’esterno sia fisico che virtuale. Il numero di variabili in grado di modificare le realtà ha la possibilità di incrementarsi in modo esponenziale. Colacito ci fornisce la sua visione soggettiva, la diretta straniante che permette all’osservatore di vedere ciò che il giocatore vede, di fare ciò che il giocatore fa, ma senza avere la padronanza dell’azione, senza poterla dirigere né comandare. Le nostre percezioni vengono sostituite ex novo con quelle di un’altra persona, rendendo la partecipazione passiva e attiva nello stesso momento, sbilanciando la nostra capacità cognitiva a favore dell’immersività della realtà altrui.
Si tratta di assistere ad una partita, in diretta, fra due squadre – due clan, composti ognuno di dieci persone – che si sfidano. La metafora calcistica è distorta, ma rispettata, e la guerra diviene solo pretesto di dialogo fra i giocatori, motivo di aggregazione e comunione empatica fra persone. Perché l’atto performativo non risulti falsato, nessuno dei partecipanti alle tre sessioni di gioco sa di essere ripreso, registrato o ascoltato da terze parti, in modo che la spontaneità del linguaggio e la sincerità dell’atto sia pressoché totale.
Damiano Colacito è nato nel 1973 ad Atri (Teramo); vive e lavora fra Bologna e Pescara.
In occasione di questo evento la galleria rimarrà eccezionalmente aperta anche sabato e domenica dalle 14.00 alla 20.00
SPECIAL GUEST nella performance 90° Minuto
Xjao clan
Dalla volontà espressa nella nuova linea progettuale della galleria e da un’idea di Fabiola Naldi nasceTRANSMISSION – Prove “tecniche” di trasmissione: una rassegna di interventi sinestetici pensata e sviluppata come un lungo e progressivo “palinsesto” vivo e pulsante, in cui presentare nuove, anzi nuovissime, proposte.
TRANSMISSION non vuole essere una ricognizione delle giovani realtà artistiche.
Al contrario, l’intero progetto è stato pensato come un’indagine nell’ambito delle attività sperimentali nelle principali Accademie di Belle Arti italiane, con una particolare attenzione all’Accademia bolognese. Per questo gli interventi vedranno all’opera studenti, ancora non del tutto artisti, che come tali si comportano e si relazionano con lo spazio della galleria.




Drill Down, alla lettera, significa perforazione del terreno, del suolo, dal verbo to drill: trapanare, perforare, sondare. Questo è ciò che avviene, a livello metaforico, anche nel linguaggio informatico, da cui il titolo della rassegna prende a prestito il termine. La Drill Down Technology è infatti una tecnica che permette la visualizzazione o la ricerca di informazioni gerarchizzate. Ed è seguendo lo stesso principio che la rassegna Drill Down si propone di presentare progetti artistici che meritano di essere fruiti con un grado maggiore di specificità rispetto a quello che le consuete mostre permettono. Si tratta sempre di una, al massimo due opere che necessitano di essere isolate dal contesto dell’esibizione per poterne evidenziare al meglio le caratteristiche, con un maggior livello di dettaglio, approfondendone la riflessione secondo l’andamento a cascata del Drill Down.
La rassegna s’inaugura giovedì 22 gennaio alle ore 18.oo con mauro ceolin_art2.0,
progetto che prevede l’esposizione di due installazioni fortemente rappresentative del lavoro dell’artista.
Riguardo a RGBwebroids2, salta subito all’occhio che si tratti di un “paint game”. La definizione, coniata dall’artista stesso, evidenzia l’aspetto ludico della sua ricerca, indicando il grande interesse che riveste nel suo lavoro la visione del mondo dei videogame come espressione di una ben definita area della cultura popolare. L’aspetto lusorio del gioco diviene pretesto per una riflessione approfondita sul senso estetico proprio del gameplay. Rifacendosi ad una tradizione grafica tipicamente arcade ci rendiamo conto di come tale estetica si trovi a convergere con un ben delineato modo di costruire il logo nella rete e di come questo influenzi la percezione dell’internauta nel mondo reale. Nel caso di RGBwebroids2 siamo di fronte ad un classico sparatutto che però differisce dalla modalità standard in quanto privo punteggio, e pertanto, alieno dalla possibilità di giudizio della prestazione del giocatore se non in termini di tempo. Questa installazione è composta da un computer, una tastiera, un proiettore e una videoanimazione sonora che viene proiettata. Ceolin traduce la struttura dell’opera in un unico corpus definendola addirittura come scultura. L’opera si compie pertanto solo se composta di ogni sua parte ed è proprio nell’equilibrio e nell’accordo di queste che risiede il carattere scultoreo dell’installazione, che non si manifesta solo nella pura e semplice proiezione del videogioco. Questo “paint game” permette all’internauta di prendersi una rivincita sui grandi motori di ricerca, sui più popolari social network, sui programmi di maggior diffusione della rete Internet. La possibilità di annientarli diviene una riflessione duplice sul potere che è possibile acquisire rispetto ad un sistema ma anche su quanto potere lo stesso sistema eserciti su ognuno di noi.
La seconda installazione-scultura si intitola earlyLandscape e pone nuovamente l’accento sullo sfasamento della nostra dinamica percettiva rispetto alla dimensione temporale nell’era dell’informazione simultanea. Si tratta di una situazione costruita in modo da presentarci un vero e proprio “ambiente a dimensione variabile”, come ci illustra lo stesso artista. L’opera si compone in questo caso di dieci sedie a sdraio posizionate su di un manto erboso, di un diffusore di profumo, di un computer, di un proiettore e di una videoanimazione. La scelta della riproduzione in loop è parte integrante della poetica dell’opera, in quanto l’evoluzione temporale che ci troviamo ad osservare ci appare assolutamente normale per quanto molto accelerata rispetto al consueto svolgersi di una giornata. Le ventiquattro ore vengono condensate in una manciata di secondi, quindi nell’arco di pochi minuti ci troveremo ad aver trascorso qualche settimana e nell’arco di tre ore avremo visto trascorrere circa un anno. Stare seduti in un contesto che molto facilmente ci rimanda a quello della “veranda” - che sostituisce quello rinascimentale di opera come “finestra sul mondo” - pone l’interrogativo sul web come acceleratore di vissuti. I suoni, accuratamente selezionati e ricercati in Internet, sono coordinati con le diverse ore del giorno a cui fanno riferimento. Il loop per sua natura induce una sensazione di relax che mal si sposa con la velocità della riproduzione video. Il tempo scandito dall’orologio viene scardinato rispetto alle sue coordinate fisiche per diventare una nuova dimensione soggettiva a sé stante. Il concetto stesso ne risulta modificato; la velocità con cui la rete ci impone di convivere diviene quindi un dato misurabile solo in base alla nostra capacità personale di attenzione e relativizza la tolleranza con cui riusciamo a incamerare informazioni.
Entrambe le installazioni sono prodotte in tre esemplari.
Mauro Ceolin è nato nel 1963 a Milano, città dove vive e lavora.
In occasione di questo evento la galleria rimarrà eccezionalmente aperta anche sabato e domenica dalle 14.00 alla 20.00.




